| Chartervichi | ![]() |
Anzio Anzio faro | 41°26',62 N 41°26',68 N | 12°38',38 E 12°37',35 E | Nettuno Foce Verde | 41°27',15 N 41°24',70 N | 12°39',60 E 12°48',87 E | Rio Marti Torre Pa. | 41°22',80 N 41°14',78 N | 12°55',15 E 13°02',25 E |
FARI....e NON SOLO....
![]() |
|
È assai difficile, se non impossibile, dare un inizio cronologico all'affascinante storia della navigazione. Lasciamo che sia il mito a prenderne atto. Se pure è plausibile che l'uomo abbia saputo convivere per secoli col temperamento mutevole e imprevedibile del mare, subendo sicuramente tragedie, ma traendone anche vantaggi, è solo coi Fenici che esso diventa via e mezzo per allargare l'orizzonte sia fisico sia mentale di questo popolo e di molte altre civiltà che seguiranno. È questa grande civiltà di navigatori che, non più paga delle rotte « a vista», inizia vere e proprie traversate anche notturne. Uniche compagne dei timonieri in quelle notti di veglia erano, quando fossero visibili, la luna e le stelle; nelle «schiere celesti» gli astri principali divennero ben presto simboli cosmici, se non vere e proprie divinità; in particolare la luna, la semitica Ishtar, l'Astarte mediterranea, divenne così anche la protettrice della navigazione. A mano a mano che le navi cominciarono ad allontanarsi dalla costa e a percorrere sempre più le «acque ignote», nacque la necessità di avere dei punti di riferimento nelle notti illuni, quelle di tempesta o di luna nuova. Era nata la navigazione d'altura ma rimanevano i pericoli in vicinanza della terra: secche, scogli, correnti, fondali cattivi tenitori... Il primo poeta che ci parla di come si orientassero in prossimità della costa gli antichi piloti è Omero, nell'Iliade, quando paragona lo scudo di Achille, immenso e splendente come la luna, a quel fuoco ardente su di un'alta collina che appare ai naviganti a segnalar loro la via. In questo modo, probabilmente, inizia la storia della segnalazione notturna marittima. |
||
|
|
||