| Chartervichi | ![]() |
Anzio Anzio faro | 41°26',62 N 41°26',68 N | 12°38',38 E 12°37',35 E | Nettuno Foce Verde | 41°27',15 N 41°24',70 N | 12°39',60 E 12°48',87 E | Rio Marti Torre Pa. | 41°22',80 N 41°14',78 N | 12°55',15 E 13°02',25 E |
Il Landing Ship Tank 349

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La cala rappresenta un
buon ridosso, con mare calmo e poco vento; nonostante questo, il
comandante lascia precise disposizioni al personale di guardia:
considerando il pericolo d’improvvisi cambiamenti nella direzione del
vento, per prevenire gli scarrocci si dovranno controllare tre mire a
terra. Anche la sala macchine è avvertita. Tutto fila liscio fino alle
5.30 quando l’equipaggio sottocoperta viene svegliato dal campanello
d’allarme. Dai ponti sottostanti ognuno raggiunge la propria postazione
di servizio; le urla dell’ufficiale di macchina, che richiamano il
comandante in coperta, fanno intuire la gravità della situazione. La nave
sbanda leggermente ed i primi uomini che escono all’esterno vengono
investiti da violente raffiche di acqua e vento. In
meno di dieci minuti la direzione del vento è cambiata ed ora la tempesta
entra direttamente nella cala; prima che i marinai di guardia capiscano
cosa sta accadendo, le ancore iniziano ad arare sul fondo e la nave
scivola verso le rocce di punta Papa, nell’oscurità totale. Quando i
motori vengono accesi è ormai troppo tardi, il fianco destro della nave
urta violentemente gli scogli danneggiando le tubazioni del carburante con
il conseguente spegnimento dei motori. Senza possibilità di governo la
nave è condannata. Dalla sala radio viene lanciato un SOS; sull’isola
c’è una guarnigione inglese e il comandante dà l’ordine di sparare
alcuni razzi di segnalazione e alcune raffiche di contraerea, sperando che
accorrano in loro aiuto. Al buio, con la pioggia battente ed il vento
violentissimo è difficile capire la situazione in tutta la sua gravità;
solo con le prime luci dell'alba si rivela la drammaticità degli eventi.
Le onde sommergono il ponte di comando e spingono con ritmo regolare ed
ineluttabile la nave contro gli scogli; la prua urta contro uno scoglio
alto 10 metri, la poppa contro un altro appena affiorante; entrambe le
rocce sono abbastanza distanti dalla costa e non c'è traccia di spiaggia
nei dintorni. L'equipaggio è frastornato e indeciso; gli ufficiali hanno
fronteggiato le più disparate situazioni, dallo sbarco ad Anzio ai raid
aerei tedeschi, alle tempeste in Atlantico, ma questa è del tutto nuova e
inaspettata. Il tempo è scandito solo dal rumore sinistro delle lamiere
che si piegano contro la scogliera, fin quando le grida del marinaio
Francis Curry non attirano l'attenzione. Le
operazioni proseguono ininterrottamente fin quando un'esplosione dalle
stive accelera drammaticamente l'affondamento. Ormai la distanza tra la
nave e la parete di roccia rende i salti quasi impossibili. Quando il 349
inizia a spezzarsi in due, gli uomini rimasti la stanno abbandonando da
centro nave con le zattere di salvataggio. Purtroppo da quel punto non è
possibile raggiungere la scogliera principale ma solo le grosse rocce
contro cui la nave urta; queste distano circa 30-40 m dalla terraferma. Il
capitano Robert W. Emmons è l’ultimo a lasciare la nave e rimane
isolato, sullo scoglio più esterno, insieme al primo ufficiale David A.
Dyer, il medico di bordo Jean H. Wolfs ed alcuni prigionieri tedeschi.
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