| Chartervichi | ![]() |
Anzio Anzio faro | 41°26',62 N 41°26',68 N | 12°38',38 E 12°37',35 E | Nettuno Foce Verde | 41°27',15 N 41°24',70 N | 12°39',60 E 12°48',87 E | Rio Marti Torre Pa. | 41°22',80 N 41°14',78 N | 12°55',15 E 13°02',25 E |
Le Isole Pontine
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Alle ore 17 del 27 giugno 1857 un piccolo vapore attracca nel porto di Ponza. Si chiama "Cagliari", ne scendono pochi uomini guidati da un giovane. Un po’ la sorpresa, un po’ la determinazione dell'assalto, gli invasori hanno rapidamente ragione della piccola guarnigione locale. Si fanno consegnare le chiavi delle prigioni, dove si trovano i coatti, delinquenti comuni o sognatori irredentisti dell'unità d'Italia, e li liberano. Li invitano a seguirli in nome della patria che sognano.Il manipolo cattura le armi della guarnigione, poi, con 323 prigionieri liberati, risale sul "Cagliari", diretto verso la Calabria, per suscitare la rivolta antiborbonica. Ma mentre la nave inizia il suo viaggio verso sud, dal porto, col favore della notte, si stacca un gozzo con otto rematori, che punta su Gaeta. La guarnigione borbonica viene informata dell'accaduto poche ore dopo. Da quel momento si mette in moto il meccanismo che avrebbe portato Carlo Pisacane a morire con pochi altri, dei non molti che lo avevano seguito, sulle coste di Sapri, dove si concluse tragicamente l'ultima avventura romantica prima dell'unità d'Italia. |
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Ecco come l'episodio di Carlo Pisacane e dei suoi uomini di Ponza viene raccontato da un cronista contemporaneo, un testimone diretto, il ponzese Giuseppe Tricoli, nella sua ' monografia per le isole del Gruppo Ponziano' : " il partito benanche liberale italico ideò un movimento nel reame napoletano, ed a riuscirvi sopra il vapore di Sardegna il Cagliari furono imbarcati 18 casse di armi come mercanzie e 25 emigrati corsi, romagnuoli, coi regnicoli D. Carlo Pisacane, capo, D. Giovanni Nicotera, e D. Giovanni Falcone, quali sottocapi, ed invece di far rotta di spedizione per Tunisi, approdavasi in Ponza il dì 27 giugno 1857, verso le cinque pomeridiane, prestando danni alla macchina. Vi accorreva il capitano del porto D. Montano Magliozzi, il pilota pratico, e l'ufficiale di piazza, che furono osteggiati (presi in ostaggio), la deputazione sanitaria era divertita (fuorviata), mentre due lance inosservate per la esterna scogliera, sbarcavano 18 dei cennati individui armati di due botti (fucili a due colpi), con giubba e berretta rossa, immettendosi nel vicolo la Caletta, preceduti dallo stendardo ancor rosso, gridando viva l'Italia e la repubblica tirando fucilate. Attoniti i custodenti e gli abitanti nel vedere quei furibondi impadronirsi della scorridoja (barca) di marina, scambiarsi i colpi con taluni soldati, uccidendo il tenente di servizio, ed occupata parimenti la gran guardia, la batteria-molo, e il palazzo del comando, ove si erano riuniti gli ufficiali, e segnata la resa tutti furono prigionieri sul Vapore. Ecco in breve i terrori della rivoluzione scoppiarono, armandosi da circa due mila dei servi di pena fra ex militi, rilegati, e presidiarii colle armi ricavate dalla truppa, e disbarcate dal legno in due botti, tromboni, pistole e stili. |
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Fattasi imponente la massa rabbrividivano i naturali (gli abitanti) perché tutto cedeva, aperto il bagno (penale), e le altre prigioni della relegazione, e circondariali, un torrente di forsennati coi gridi sediziosi girava per lo abitato e pei casali, crescendo in audacia ed in eccessi, allorché il fuoco consumava le officine della comandazia, del giudicato, del municipio e de posti degli urbani, di polizia e di gendarmeria: indi col proclamare la repubblica quei ribaldi sbrigliati, mettevano a sacco l'intera isola, non esclusi i commestibili e gli arnesi ancorché infimi; mentre essi festeggiavano all'imbrunire della sera bensì con la obbligata illuminazione, e banda musicale, aumentavansi le angosce de' sbalorditi ponzesi rannicchiati per le remote caverne coi funzionari, ed eternavansi i momenti del lottare benanche fra i disagi, ed il certo sterminio, dopo tanto bisbigliare e ladrocinare, senza speranza di soccorso o freno a quella deplorabile scena. Verso la mezzanotte salpava intanto al tiro di cannone il piroscafo con ancora 323 di essi servi di pena de' più audaci, dirigendosi a Sapri presso le coste di Salerno". |