Chartervichi Anzio          Anzio faro   41°26',62 N 41°26',68 N  12°38',38 E 12°37',35 E Nettuno      Foce Verde 41°27',15 N  41°24',70 N 12°39',60 E  12°48',87 E Rio Marti Torre Pa. 41°22',80 N 41°14',78 N 12°55',15 E 13°02',25 E

Le Isole Pontine

 

L'Arcipelago delle Isole Pontine o Ponziane (Provincia di Latina - Lazio) è composto da due gruppi di isole, disposte quasi per NW-SE e distanti tra loro circa 22 miglia.
Quello Nord - occidentale comprende l'Isola di Ponza (Comune) e le isolette di Palmarola, Gavi e Zannone.
Quello Sud - orientale comprende Ventotene (Comune) e l'isolotto di S. Stefano

 

La Storia di Ponza e delle Pontine

da Isole Pontine di Folco Quilici. Olmo edizioni 1995. Roma.

 

                       A Ponza, lo scenario d'insieme e le quinte di contorno non sono di molto cambiati dall'estate di molti anni fà in cui sbarcai dal " Postale " in provenienza da Anzio. Sull'Isola presi in affitto una stanza sul porto (la finestra mi offriva la scenografica vista d'insieme, che lo rende, io credo, uno degli approdi più belli del Mediterraneo, architettonicamente parlando). Era il 49 o il 50, tutti, ancora, s'affannavano a mostrarmi la casa ove il " Duce " era stato prigioniero dei carabinieri di Badoglio; la stessa, aggiungevano i più informati, ove un ras abissino nel 1937/1938 era stato prigioniero degli stessi carabinieri, ma agi ordini di Mussolini. Molte isole del Mediterraneo, in passato, conobbero il destino di essere luoghi d'esilio. Ponza lo fù due millenni fà, per importanti personaggi come Agrippina e forse anche Nerone. La triste destinazione di Isola di " confine " dalla quale Ponza è da tempo immune, ebbe tuttavia una sua importanza positiva, nei decenni in cui l'Italia cominciava a troppo cambiare ( e spesso troppo male ): ha preservato l'isola dai primi scempi urbanistico-turistici A difenderla è stato anche il flusso migratorio verso America ed Australia, di tanta sua gente  che ha impedito, per oggettivi problemi di presenza fisica, acquisti immobiliari indiscriminati da parte di un turismo non sempre rispettoso dell'ambiente. Questo ha significato per Ponza entrare nel grande, colorato circo del turismo mediterraneo, diventarne una delle attrazioni, senza però sfigurare il suo volto, perdere l'identità. Torno a Ponza ogni anno, da quaranta anni, e l'isola è là ad attendermi come una donna amata che non invecchia e non si trucca. Certo, l'isola le sue trasformazioni le ha avute e profonde, da povera s'è fatta ricca. Da specchio immobile di se stessa, in se stessa ora guizza con una vivacità a volte esplosiva. Poi non ci sono più " loro ", i pescatori, i marinai dell'isola, " i ponzesi " conosciuti in tutto il Tirreno per meritata fama di silenzio e capacità. Evocandoli e cercando di ricordare i loro consigli ed i loro racconti, mi vengono in mente i nomi delle loro barche, i loro metodi di pesca alla lampuga, al tonno di passo e il loro arcaico sistema per raccogliere il corallo sulla costa sarda. Una galleria di scafi, di volti, di battute e di insegnamenti sussurrati tra i denti. Ancor oggi andando per mare, li tengo bene a mente perchè un proverbio di pescatore può essere banale, ma al momento giusto la sua saggezza non viene mai smentita. Gli sguardi dei loro occhi, le loro parole ascoltate al porto ed il ricordo delle loro avventure, evocano in me giorni di pesca in una fatica quotidiana, in mare aperto. La loro saggezza marinara aveva avuto modo di farsi conoscere bene nel passato del Mediterraneo; come quando i romani in difficoltà contro i cartaginesi, durante le guerre puniche, chiesero il loro aiuto. E come quando, nel 1757 ( dopo tanti vittoriosi scontri navali contro i pirati barbareschi ) le galee ponzesi, romane e napoletane, sconfissero a Palmarola una flotta piratesca. E quando, ai primi dell'Ottocento alcuni ponzesi divennero temuti navigatori anti pirati.