Chartervichi Anzio          Anzio faro   41°26',62 N 41°26',68 N  12°38',38 E 12°37',35 E Nettuno      Foce Verde 41°27',15 N  41°24',70 N 12°39',60 E  12°48',87 E Rio Marti Torre Pa. 41°22',80 N 41°14',78 N 12°55',15 E 13°02',25 E

Le Isole Pontine

 

I Pirati A Ponza

        Scrivendo queste pagine, non potevo non rileggere le cronache che nel XVIII secolo lo storico della marina pontificia, il domenicano Alberto Guglielmotti, redasse con cura, narrando delle Isole Pontine come rifugio e riparo per tendere imboscate. Per la paura delle incursioni dei pirati barbareschi, le Isole, nel 500, erano state abbandonate già da tempo. Anche i monaci dei conventi si erano spostati in terraferma in luoghi più sicuri. Tre rais della flottiglia del famoso Dragut, si trovavano, verso il 1550, a caccia nel Tirreno ed ebbero, nelle ormai deserte terre dell'arcipelago Pontino, la base sicura per ripararsi dal maltempo ed il nascondiglio per piombare su navi di passaggio in navigazione tra Napoli ed il Nord, catturandone il carico, i passeggeri, gli equipaggi da portare, poi, come prede e come schiavi sino alle coste della Berberia ed all'isola covo delle flotte pirate, Jerba in Tunisia. Contesi tra il giudizio severo degli storici mediterranei e quello ben più indulgente dei romanzieri e dei cineasti, i pirati del nostro mare sono volta a volta visti come feroci banditi o valorosi combattenti dell'Islam, implacabili razziatori e negrieri, o invece coraggiosi nomadi del mare liberi da obblighi e discipline. Atrocità ed orrori, fantasie e, immaginarie o reali, avventure, tutto il nostro fantasticare ha comunque uno sfondo preciso al quale riferirsi per restare vivo ed eccitante. Lo scenario delle Isole con le loro cale nascoste, i rifugi sicuri ancora rimasti tali e questi possono evocare lo stesso spirito di avventura, di scoperta, di sfida come lo è, nell'Arcipelago Pontino la fantastica avventura subacquea, quì iniziata alla fine degli anni 40.