Chartervichi Anzio          Anzio faro   41°26',62 N 41°26',68 N  12°38',38 E 12°37',35 E Nettuno      Foce Verde 41°27',15 N  41°24',70 N 12°39',60 E  12°48',87 E Rio Marti Torre Pa. 41°22',80 N 41°14',78 N 12°55',15 E 13°02',25 E

Le Isole Pontine

Viaggio nella casa di correzione penale di Santo Stefano

di Amelia Pugliese

 

1. L'arcipelago delle Isole Pontine: S. Stefano

L'arcipelago delle Isole Pontine è compreso tra i meridiani di Torre Astura e di San Felice Circeo, appena al di sotto del 41° parallelo. E' composto da due gruppi di isole, disposte per nord-ovest e sud-est, distanti fra loro circa 22 miglia. Quello nord-occidentale comprende l'isola di Ponza e le isolette di Palmarola, Zannone e Gavi. Quello sud-orientale comprende Ventotene e l'isolotto di S. Stefano. Anche se la dominatrice etnica è di origine campana, l'arcipelago si trova nel Lazio, in provincia di Latina. S. Stefano, comunque, dista da Ventotene km 1, 400, ha una superficie di ha 28, 76, pressoché circolare e le sue coste, abbastanza regolari ma scoscese, si sviluppano per circa m. 1840.

2. Geologia dell'isola.

Ventotene e S. Stefano risultano essere le sommità emergenti di un cono eruttivo. I geologi hanno individuato il centro del cono vulcanico nei pressi di Punta dell'Arco. Contemporaneamente alla grande eruzione di questo cono vulcanico, che circa 1.700.000 anni fa diede vita al processo del "divenire" geologico di Ventotene, un'attività eruttiva di dimensioni ridotte formò, a poca distanza, un'enorme massa rocciosa di trachiti e basalto, presupposto genetico per l'isolotto di S. Stefano. Su questo ammasso informe ricaddero successivamente pomici, ceneri, lapilli e scorie varie, frutto della fase esplosiva del cono vulcanico di Punta dell'Arco. Cominciò così a prendere corpo e a svettare dalle acque una piattaforma tondeggiante che i millenni successivi, con il contributo determinante degli agenti atmosferici, plasmarono progressivamente così come oggi ci appare. Solo l'imprevedibilità della mente umana riuscirà poi a trasformare quest'esuberante giardino della natura in una triste serra di costrizione.

3. Cenni storici

Le vicende storiche dell'isola di S. Stefano sono state da sempre, e fatalmente, collegate da un cordone ombelicale a quelle della "madre" Ventotene: così, dalla probabile frequentazione protostorica, si arrivò allo stanziamento romano passando, per più o meno prolungate soste di genti, soprattutto greche, che solcavano quei mari. Ma per S. Stefano si dovrebbe parlare, più giustamente, di uno stanziamento romano sui generis riflesso cioè di quello di Ventotene: scarsissime sono le testimonianze monumentali fino ad ora note, incentrate in qualche spezzone di muratura, in reticolato inglobato in un cascinale. Alla suggestione popolare si deve l'identificazione di un grande bacino scavato interamente in un banco di tufo con una vasca realizzata per Giulia, la figlia di Augusto, relegata nella vicina Ventotene. Con il crollo della residenza imperiale di Ventotene, anche le poche strutture di S. Stefano dovettero cadere rapidamente in rovina. Molto probabilmente su questi ruderi, con opportuni adattamenti ed ampliamenti, si dovettero susseguire le fasi monumentali delle ulteriori vicende storiche dell'isolotto. Infatti la natura dell'isola non poteva che consentire sporadiche presenze, forse, di eremiti e forme monastiche embrionali, per nulla appetibili alle bramosie dei pirati saraceni.

Nel 1019, l'isolotto, che da tempo doveva essere proprietà dei duchi di Gaeta, viene ceduto, insieme a Ventotene, al Nobile Campolo, figlio di Docibile; nel documento relativo l'isolotto venne indicato come Dominus Stefanus dal nome di uno dei nobili di Gaeta che ne era stato proprietario. Questa definizione deve aver condizionato il futuro nome. E' probabile, infatti, che nel momento in cui a Ventotene venne realizzato il monastero dedicato a S. Stefano (documentato agli inizi del XIII sec. ) il vicino isolotto passò, vuoi per il desiderio dei monaci, vuoi per la volontà popolare, sotto la protezione del medesimo Santo di cui già possedeva, anche se per altri motivi, il nome.

Le fonti ricordano l'isolotto come proprietà della Chiesa gaetana fin dal 1071. Probabilmente, con la realizzazione di un monastero vero e proprio a Ventotene, cessarono le manifestazioni eremitiche a S. Stefano e l'isolotto dovette rimanere in possesso dei monaci di Ventotene come eventuale serbatoio suppletivo per le risorse agrarie.

Per i secoli successivi S. Stefano rimase ai margini delle vicende dell'arcipelago divenendo rifugio occasionale per i pirati, poichè le sue ridotte dimensioni non ne consigliarono mai uno sfruttamento razionale.

Si deve aspettare il Settecento, con il suo ambiguo bagaglio illuministico, perchè S. Stefano possa trovare un suo spazio ben definito nel tessuto socio-economico dell'arcipelago.

L'isolotto, per le sue peculiarità naturalistiche e topografiche, venne chiamato a svolgere il ruolo di palcoscenico per la messa in atto di un esperimento che la storia definirà, giustamente, angosciante, ma che allora si fregiava dell'etichetta di alta e "illuminata" umanità.